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Ottobre 2015
Dora Carapellese

OGM, siamo proprio sicuri che sia una buona idea?

Quattro relatori a confronto al convegno organizzato dall’associazione Agorà cibo & arte. Un sondaggio al pubblico per capire le opinioni prima e dopo le tesi dei relatori.

Gli ospiti

Gli ospiti

OGM Sì o No è stato il convegno organizzato dall’associazione Agorà cibo & arte che nel suo DNA ha un’eterogeneità di mondi e tra i suoi obiettivi c’è proprio la condivisione, ovvero, portare la conoscenza nella propria agorà.

Vista l’importanza dell’argomento, Agorà cibo & arte ha coinvolto i partecipanti in un sondaggio anonimo in due momenti diversi. Prima e dopo il convegno, si è chiesto al pubblico chi fosse favorevole o meno agli OGM. È stato interessante notare la differenza di risultato, che ha dimostrato come le tesi esposte abbiano fatto cambiare parere ad una buona parte di votanti. Pertanto si sono avute le seguenti percentuali:

Prima dell’evento

56,10% favorevoli

43,90% contrari

Dopo l’evento 

71,43% favorevoli

28,57% contrari

Cosa è emerso dal pomeriggio che ha convinto una parte del pubblico che gli OGM, non sono poi così male?

Giorgio Cantelli Forti – Presidente dell’Accademia dell’Agricoltura ha sostenuto che gli OGM sono sempre esistiti. Noi stessi saremmo dei prodotti geneticamente modificati naturalmente. Gli OGM non esistono più come tali, i No sugli OGM sono il frutto di un pregiudizio ideologico. Il non utilizzo di una tecnologia finché non è assolutamente sicura è contro l’evoluzione. Infatti, non è applicato a nessuna attività umana perché si bloccherebbe qualunque innovazione.

Cinzia Coduti

Cinzia Coduti

Cinzia F. Coduti – Consulente legale Area Ambiente e Territorio di Coldiretti, è invece del parere che va recuperata la fertilità della terra. Evitare i trattamenti intensivi significa salvaguardare le caratteristiche tipiche dei nostri alimenti riconosciute dal tutto il mondo.

Roberto Defez – Direttore del laboratorio di biotecnologie microbiche del CNR di Napoli, ha evidenziato come le colture OGM abbiano bisogno di un minimo impiego di antiparassitari, che significa meno malattie per l’uomo, meno pesticidi che uccidono insetti, farfalle etc. e un pianeta più equamente nutrito. Concorda con Cantelli che da anni usiamo OGM, la papaia è un organismo geneticamente modificato, il grano è un mostro genetico che contiene tre piante in una. L’idea è che se non evolviamo le piante i parassiti progrediscono e saranno sempre più resistenti ai vari pesticidi, tanto che saremo costretti ad usarne in quantità maggiore, con tutte le conseguenze del caso.

Franco Ferroni – Responsabile Nazionale Agricoltura del WWF Italia, sottolinea come il tempo nell’agricoltura sia una variabile fondamentale perché consente alle varietà di stabilizzarsi, cosa che non esiste negli OGM, poiché la velocità di crescita crea instabilità nella pianta. Se il problema è la fame nel mondo bisognerebbe rivedere la ridistribuzione del cibo, accorciare la filiera piuttosto che concentrare il dominio economico della produzione di cibo nel mondo nelle mani di pochi. Ferroni ritiene che gli OGM siano una tossicodipendenza per la nostra agricoltura.

La serata sarebbe andata avanti per ore visto l’acceso dibattito che è seguito al convegno. Sicuramente Agorà cibo & arte è riuscita nel suo intento: ovvero diffondere la conoscenza tenendo conto del tema da diversi punti di vista che danno completezza ai contenuti e la possibilità di farsi anche un’opinione.

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a cura di Roberto Salvatori 

settembre 2015
Dora Carapellese

Comunicazione bidirezionale tra intestino cervello

Un rapporto di collaborazione e simbiosi tra i due organi, se non funziona bene uno, anche l’altro subisce alterazioni.

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Uno scatto del workshop

L’intestino e il cervello comunicano in modo bidirezionale, questo è quello che emerso dal workshop organizzato dall’associazione Agorà Cibo & Arte, all’interno della manifestazione Farete, la quarta edizione del meeting point delle imprese a Bologna.

Dal nome dell’incontro “Dal cibo: bene-essere oppure male-essere” si evince ampiamente come l’alimento possa essere una fonte di piacere e di malessere nello stesso tempo. Massimo Campieri, Direttore centro per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali del Policlinico S.Orsola Malpighi di Bologna, si è espresso molto chiaramente sull’importanza dell’intestino nei processi di demolizione e assorbimento del cibo che si trasforma in energia.

I batteri amici o nemici?

Solo negli ultimi 25/30 anni si è scoperta l’enorme quantità di batteri presenti nell’intestino e di come questi non siano tutti nocivi, anzi, senza alcuni di essi non sarebbero possibili alcuni processi fondamentali per la nostra salute. È una questione di equilibrio tra i batteri negativi e quelli positivi, il prevalere dell’uno e dell’altro crea degli scompensi. La metafora che usa Campieri è l’eterna guerra tra il bene e il male. Il nostro star bene dipende dal benessere dell’intestino.

E l’emotività cosa centra? Alessandro AgostiniRicercatore medico psicologo ha parlato di come il cervello da solo non riesca a gestire e controllare le diverse funzioni del nostro corpo, è per questo che si avvale dell’intestino. Il suo ruolo è fondamentale tanto che viene chiamato “secondo cervello”. I due lavorano in modo congiunto, qualsiasi evento, emozione o stress che coinvolge il “primo cervello” influenza inevitabilmente la salute, il benessere del “secondo cervello” e viceversa.

L’intestino e sistema immunitario

L’esempio della reazione fisica, che provoca la vista di un serpente ad una persona che ne ha paura, è un esempio lampante di comunicazione tra cervello e intestino. Oppure pensate allo stress di un esame che finisce con il coinvolgere anche l’intestino. E’ una somatizzazione che riguarda sia le emozioni positive che negative. Cambiare il nostro stile di vita influisce sul nostro corpo tanto che può alterare la flora batterica, importantissima parte dell’intestino che serve per difenderci dalle malattie, come ha raccontato Giuseppina LiguoriRicercatore clinico microbiologico. È una barriera che impedisce l’adesione e la penetrazione di patogeni e sostanze nocive a livello della parete intestinale. L’intestino viene attualmente considerato come il più importante organo immunitario, rappresentando l’80% del nostro sistema immunitario.

Dieta Mediterranea vs dieta Padana

Enzo SpisniRicercatore alimentare ha fatto una panoramica sulle differenze tra la dieta mediterranea e quella padana, mettendo in evidenza come la prima sia causa di longevità in alcune parti del mondo, che la usano regolarmente, come l’isola di Ikaria in Grecia. Infatti, si è proprio accertato come queste popolazioni abbiano:

  • il 20% in meno di tumori
  • il 50% in meno di patologie cardiovascolari
  • il 90% in meno di demenze senili

La salute equivale non solo ad una buona dieta ma anche ad uno stile di vita e rapporti sociali di buona qualità. La dieta mediterranea esercita un maggior controllo sulle infiammazioni dell’intestino, la dieta Padana avendo meno frutta più carboidrati fermentati, meno fibra provoca più stress ossidativo e di conseguenza infiammazioni. Il pesce di mare può aiutare contrastando l’infiammazione. Un altro alimento che non dobbiamo far mancare sulle nostre tavole sono le spezie che sono degli ottimi antinfiammatori.

 

I cereali antichi

Giovanni DinelliProfessore di Agraria a Bologna ha parlato della qualità dei nostri cereali, soffermandosi sul fatto di come sarebbe opportuno l’uso del biologico che conserva le proprietà dell’alimento, grazie al minore stress che subisce dal punto di vista dei battericidi e non solo. Pare che i cereali moderni siano i responsabili delle numerose intolleranze come la celiachia. Dovuto anche alle numerose manipolazioni genetiche che hanno subito,  per essere sempre più resistenti e più vicine alle richieste del mercato industriale.

Si è visto che, facendo un confronto con le colture di grano antico, come quest’ultime abbiano delle proprietà nutritive e addirittura caratteristiche antitumorali, che il cereale di oggi non ha. Purtroppo non è frequente l’uso perché non risponde alle esigenze quali-quantitative richieste dal mercato. Il consiglio è di fare uso del prodotto biologico, e qui si aprirebbe un altro dibattito: quanta verità bio c’è in un prodotto che si dichiara biologico? Ma questa è un’altra storia.